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Ex Ilva, la Cassazione conferma lo stop agli altiforni. Amenduni all'agenzia Dire: «Siamo al game over per l'alto forno inquinante»

Ex Ilva, la Cassazione conferma lo stop agli altiforni. Amenduni all'agenzia Dire: «Siamo al game over per l'alto forno inquinante»
Foto Agenzia Dire

La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i ricorsi presentati da Ilva, Acciaierie d'Italia e Acciaierie d'Italia Holding, tutte in amministrazione straordinaria, contro lo stop dell'area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto decretato dalla Corte d'appello di Milano il 27 luglio. L'agenzia Dire ripercorre i passaggi chiave della sentenza di 70 pagine, dal principio per cui diritto alla salute e diritto al lavoro «non possono essere contrapposti e non devono entrare in conflitto» alla conferma dell'accertamento dei pericoli «gravi e rilevanti» che impongono la sospensione dell'attività, e riporta la nota di Palazzo Chigi, secondo cui il Governo «non può che prendere atto della pronuncia» e «non si sottrarrà all'esercizio delle proprie responsabilità».

Ampio spazio è dedicato al commento dell'avvocato Ascanio Amenduni, che con il collega Maurizio Rizzo Striano ha assistito i Genitori Tarantini: «La sentenza della Cassazione a sezioni unite è stata depositata completa di motivazione e dispositivo. E il dispositivo è di rigetto dei ricorsi proposti dall'Ilva e dalle Acciaierie. Adesso c'è la parola fine sulla sospensione, che era già definitiva ma oggi lo è ancora di più perché ha retto all'urto del vaglio delle Sezioni Unite che hanno rigettato i ricorsi dell'Ilva. Si può dire che siamo al game over per l'alto forno inquinante: dalla fase di preriscaldo in cui adesso si trova, dovrà passare alla fase di spegnimento».

La motivazione, spiega l'avvocato, è «lunga, complessa e articolata»: «sono 70 pagine e bisognerà esaminarle una per una perché i motivi erano tanti. La Corte si è spesa su ciascun motivo ma non ne ha trovato uno solo degno di essere accolto. E questo è un conforto anche per il buon operato del giudice di primo grado e di secondo grado di Milano». Il senso della vittoria sta in una frase: «La tutela della salute umana prevale sulla tutela dell'altoforno inquinante».

Ripercorrendo i cinque anni di giudizio, dal primo grado alla Corte di giustizia dell'Unione europea, dal reclamo alle due sospensive fino alle Sezioni Unite, Amenduni indica chi ha vinto davvero: «Ma chi vince realmente sono i genitori tarantini», che hanno avuto il coraggio «nell'intraprendere e nel sostenere questa battaglia, perché si sono assunti un peso anche sul piano delle possibili conseguenze economiche. In caso di perdita si è condannati a pagare le spese e loro si sono assunti un enorme carico di responsabilità. Hanno messo a repentaglio le proprie proprietà, la propria casa, i propri beni pur di arrivare a questo risultato. E ora che l'hanno raggiunto, chiaramente è gioia piena». E pone una domanda: «doveva essere un gruppo di 10 valorosi, direi quasi eroici cittadini, a portare a questo risultato? Non poteva e non doveva essere la politica a farlo senza infliggere tanti patimenti e momenti di tensione e scoramento a questa gente?». I legali, ricorda, hanno voluto «col nostro impegno gratuito fornire testimonianza della vicinanza del mondo forense a questa problematica di Taranto e della sua oggi ritrovata libertà dall'inquinamento».

Quanto al futuro, «noi speriamo che inizi una nuova stagione non solo per i cittadini ma anche per i lavoratori. I cittadini già possono respirare un'aria migliore e i lavoratori speriamo che a breve vengano ricollocati. Non è giusto perdere la salute per il lavoro, non è giusto perdere il lavoro per la salute». L'articolo completo è sull'agenzia Dire al link qui sotto.

Fonte: Agenzia Dire — Leggi l'articolo originale ↗