La denuncia non regge in aula, parte civile condannata alle spese

«Chi di querela (non fondata) ferisce, di sentenza (anche di condanna alle spese) perisce». Si apre così l'articolo di Giovanni Longo sull'edizione cartacea della Gazzetta del Mezzogiorno dell'8 marzo 2026, che racconta il verdetto con cui il giudice monocratico del Tribunale di Bari, Angelica Passarella, ha assolto con formula piena un'imputata dall'accusa di violazione di domicilio, condannando al tempo stesso la parte civile alla rifusione delle spese sostenute dalla donna per difendersi, liquidate in 3.420 euro. La morale, scrive il quotidiano, sembra essere: «se una querela è pretestuosa, è giusto che chi la fa ne paghi le conseguenze anche pecuniarie».
La vicenda nasce da una separazione difficile: nel maggio 2021 la donna, per recuperare alcuni effetti personali, era rientrata nell'abitazione comune in Svizzera, acquistata in comproprietà, dove entrambi i coniugi — baresi — avevano ancora il domicilio. La competenza territoriale è stata attratta su Bari ai sensi dell'articolo 10 del codice di procedura penale, che disciplina i casi di reati commessi all'estero. In aula lo stesso ex marito ha ammesso di sapere di non essere autorizzato a cambiare la serratura: la «quasi ex moglie» era entrata in casa con le proprie chiavi. Impossibile, dunque, per la difesa ipotizzare la violazione di domicilio, in una situazione ancora fluida e priva di provvedimenti di assegnazione della casa.
Al termine del dibattimento, nella sua arringa, l'avvocato Ascanio Amenduni, difensore dell'imputata, ha chiesto al giudice non solo di assolvere la sua assistita, ma anche di applicare al caso di specie il secondo comma dell'articolo 541 del codice di procedura penale: una norma che raramente compare nei dispositivi e che, respinta la domanda risarcitoria, consente di condannare la parte civile alla rifusione delle spese processuali sostenute dall'imputato per effetto dell'azione civile. Una tesi condivisa dal giudice: assoluzione piena e condanna alle spese inflitta alla parte civile.
Per l'imputata, completamente scagionata e ora da risarcire — oggi a un passo dalla laurea in Medicina, ripresa dopo la rottura del matrimonio — quella dell'8 marzo, chiude Longo, «forse oggi sarà una festa della donna dal sapore più dolce». L'articolo integrale è sull'edizione cartacea della Gazzetta del Mezzogiorno dell'8 marzo 2026.