«Il mostro ex Ilva non farà più paura. Ha trionfato la battaglia per la vita»: l'intervista ad Ascanio Amenduni sul Corriere del Mezzogiorno

Nell'edizione di domenica 13 settembre 2026 il Corriere del Mezzogiorno dedica all'avvocato Ascanio Amenduni il richiamo di prima pagina («Dietro quel ricorso il dolore delle famiglie», «Battuto un colosso») e l'intervista di apertura di pagina 2, firmata da Cesare Bechis, dal titolo «Il mostro ex Ilva non farà più paura. Ha trionfato la battaglia per la vita». Amenduni, con il collega Maurizio Rizzo Striano, ha assistito senza percepire compenso gli undici adulti e il ragazzo di 12 anni dell'azione inibitoria collettiva contro l'ex Ilva. «La carta vincente dell'associazione Genitori Tarantini? È stata la voglia di liberarsi di un incubo vissuto per tanti anni e rivissuto nelle vicende di tanti altri papà e mamma di Taranto».
Da cosa erano animati i Genitori? «Si sentivano investiti dallo stesso ardimento degli alpinisti che hanno deciso di scalare una montagna difficile. Poi mi ha colpito il fatto che ciascuno di loro avesse un lutto diretto o indiretto legato all'inquinamento prodotto dall'acciaieria». Il papà di un ragazzo deceduto per un tumore collegato alle emissioni nocive gli ha detto: «Oggi mio figlio è resuscitato». «Questa frase è un'iperbole, però mi ha fatto capire che chi è stato colpito così duramente cercava una rivincita tonificante per il proprio dolore».
Sul perché ha accettato l'incarico: «Mi sono sempre piaciute le battaglie contro soggetti in posizione dominante. Ritengo che la funzione più bella dell'avvocato sia quella di facilitare l'uguaglianza delle parti». E sul senso della vittoria: «Il significato più profondo di quest'impresa è che si può vincere anche contro un colosso assistito da tredici avvocati. Persone comuni sono riuscite a prevalere perché erano portatori di un interesse ritenuto dalla corte prevalente, cioè il diritto a non vivere ogni giorno con la paura di ammalarsi».
Alla domanda sulla «bomba sociale» che seguirebbe la chiusura dell'area a caldo: «Bomba sociale? E la bomba sanitaria allora? Fate un giro nel reparto di Pediatria oncoematologica e capirete da dove viene la battaglia dei genitori che hanno provato sulla loro pelle la morte dei figli o il dramma di figli nati con disabilità». Gli operai, per Amenduni, «sono doppiamente vittime. Sono loro a essere stati strumentalizzati con lo spettro della disoccupazione evitando così per anni di porre mano alle misure per tutelare la salute» e «dovrebbero essere risarciti». La logica è quella del «divide et impera», che «deve cessare al pari dell'attività dell'altoforno».
I veri sconfitti? «Quelli immediati sono le acciaierie. I mediati sono tutti i politici che dal 2012 in poi si sono avvicinati all'Ilva senza prendere le misure necessarie». Eravate sicuri di vincere? «Per nulla, ne abbiamo avuto la prima consapevolezza quando Milano ha accolto la nostra istanza di rimettere tutto nelle mani della corte europea». L'intervista completa di Cesare Bechis è sul Corriere del Mezzogiorno del 13 settembre 2026 e online al link qui sotto.
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