+39 080 524 4840 info@studiolegaleamenduni.it
Tutte le notizie

L'Ilva si spegne, entro il 25 ottobre stop dell'area a caldo: cosa succede ora

L'Ilva si spegne, entro il 25 ottobre stop dell'area a caldo: cosa succede ora
Foto La Gazzetta del Mezzogiorno

«Nel conflitto fra il diritto all'esercizio dell'attività di impresa e quello dei cittadini alla salute e al rispetto dei limiti di tollerabilità delle immissioni a cui sono assoggettati, non può che prevalere quest'ultimo». La fine dell'ex Ilva, scrive Francesco Casula sulla Gazzetta del Mezzogiorno, è tutta in queste parole dei giudici della Corte d'Appello di Milano che, rigettando la richiesta di sospensiva di Ilva in As e Acciaierie d'Italia in As, hanno confermato lo stop dell'area a caldo: entro il 25 ottobre i sei reparti già sotto sequestro dal luglio 2012 dovranno essere spenti. Poco importa che penda un ricorso in Cassazione: «A fronte del grave danno, di natura economica, da compromissione degli impianti», spiegano i magistrati, «si pone, nel caso, l'esigenza di apprestare tutela al diritto alla vita ed alla salute».

Nelle 12 pagine del provvedimento c'è la conferma del decreto del 27 luglio: la sospensione «non pare che possa essere considerata come un evento improvviso ma, piuttosto, come un evento prevedibile su cui non può non essersi misurata, nel corso degli anni, la responsabilità imprenditoriale dei soggetti coinvolti». Sulla decarbonizzazione, per i giudici, mancano persino le stime dei costi: la Procura Generale ha rilevato che le società «non hanno fornito alcuna quantificazione, neppure approssimativa, dei costi comparativi di un eventuale adeguamento degli impianti». L'associazione Genitori Tarantini, insieme con i suoi legali, gli avvocati Ascanio Amenduni e Maurizio Rizzo Striano, ha vinto una battaglia iniziata cinque anni fa, quando l'istituto dell'azione inibitoria era appena stato introdotto nell'ordinamento italiano.

Per il futuro è la stessa magistratura a offrire un assist: «La prospettiva occupazionale non è affatto priva di alternative: le maestranze potrebbero essere impiegate non nella prosecuzione di un'attività la cui pericolosità è stata accertata, ma nella sostituzione degli impianti». Il 16 settembre è indicato come il giorno in cui lo spegnimento degli altiforni diventerà irreversibile, mentre l'area a freddo potrà proseguire per alcuni mesi grazie alle bramme del gruppo Marcegaglia. L'articolo completo è sulla Gazzetta del Mezzogiorno al link qui sotto.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno — Leggi l'articolo originale